Il calcio in Italia è da rifondare

La sconfitta con la Bosnia ha scatenato la caccia al colpevole

Le parole più usate, considerazioni in libertà e qualche idea

La sconfitta ai rigori contro la Bosnia – col punteggio di 5-2 dopo i calci di rigore della partita terminata 1-1 ai tempi supplementari – ha scatenato la caccia al colpevole.

Federazione, dirigenti, allenatore, staff, calciatori, arbitri, società e proprietà calcistiche, procuratori, genitori, giornalisti e addetti ai lavori e chi più ne ha, più ne metta.

Certo, le dichiarazioni del presidente della FIGC (Federazione Italiana Gioca Calcio) Gabriele Gravina hanno sollevato ulteriori discussioni, così come il commento del ministro dello Sport Andrea Abodi sulla necessità di rifondare l’intero sistema.

Nel calderone non sono stati risparmiati l’Associazione Italiana Arbitri (AIA), l’Associazione Allenatori di Calcio (AIAC), l’Associazione Italiana Calciatori (AIC), le leghe (serie A, B, Lega Pro e Dilettanti), le nuove proprietà delle squadre (fondi stranieri e presidenti italiani), i settori giovanili, l’attività scolastica quasi inesistente e i procuratori/agenti sportivi, spesso chiamati in causa, quando c’è da trovare un colpevole – ma poi neanche ‘tesserati’ dalla Federazione -, giornalisti, operatori dei ‘media’ mai critici nei confronti del ‘palazzo’ e poi improvvisamente concordi nell’attaccare tutto e tutti, i calciatori stessi, istruttori e allenatori, governo, politici e l’intero sistema.

Da una piccola ricerca effettuata il giorno dopo, grazie all’AI (Artificial Intelligence), le parole più usate sono state – a parte Italia (4,11%) e Mondiali (3,98%) – fallimento (3,27%), dimissioni (3,22%), Gravina (2,22%), vergogna (2,11%), giovani (1,85%), sistema (1,81%), FIGC (1,69%), Gattuso (1,65%), talento (1,49%), risultati (1,42%), club (1,31%), settore (1,27%) e stranieri (1,12%), ma ho letto anche disastro, apocalisse e  disfatta.

Difficile fare un quadro preciso, certo è che fallire per la terza volta consecutiva la qualificazione ai Mondiali è stata una bella impresa; 12 anni senza la massima competizione per la nazionale vincitrice di 4 titoli e un’assenza per un’intera generazione.

Dal mio punto di vista non è semplice, né banale, fare alcune valide considerazioni.

Sembra meno un problema di ‘campo’, seppure ci sarebbe tanto da lavorare, fra settori giovanili ingolfati in mano ad allenatori che pensano più a loro stessi che alla crescita, all’assenza di talenti, anche per la concorrenza di tanti sport, chiamati in causa da Gravina ma che hanno e stanno lavorando meglio, vedi tennis, pallavolo maschile e femminile, i motori, ma anche basket, baseball,  pallamano, rugby e perfino il cricket che stanno raggiungendo ottimi risultati. Oltre alla fortuna di veder nascere Jannik Sinner, Kimi Antonelli, Marco Bezzecchi, senza pensare che Tadej Pogačar e Luka Doncic sono nati a pochi chilometri dai nostri confini.

Invece appare più una questione di politica, ovvero di ‘palazzo’. Ci sarebbe la necessità, almeno a detta di chi scrive, di rifondare l’intero sistema, oggi vittima e ostaggio di una sorta di accordo di potere che spesso equivale a un compromesso che consente al presidente della FIGC di essere eletto grazie all’appoggio delle leghe, dell’associazione degli arbitri, degli allenatori e dei calciatori. In pratica ai fini del calcolo delle maggioranze assembleari, il complesso dei voti spettanti ai delegati è pari a 516 voti: ovvero ciascun delegato pesa in termini di voti secondo il peso della percentuale della propria componente. Questa la suddivisione dei delegati dell’ultima assemblea elettiva (che può variare leggermente di volta in volta): serie A con 20 delegati (il voto di ciascuno ne vale 3,10 per una somma complessiva di 62); serie B con 20 delegati (1,29, per una somma totale di 25,8); Lega Pro con 58 delegati (1,51, per una somma totale di 87,58); Lega Nazionale Dilettanti – LND con 91 delegati (1,93, per una somma totale di 175,63); calciatori con 52 delegati (1,98, per una somma totale di 102,86), allenatori con 26 delegati (1,98, per una somma totale di 51,48) e arbitri con 9 delegati (1,15, per una somma totale di 10,35). Le votazioni hanno luogo a scrutinio segreto con sistema di voto elettronico. Il Presidente Federale viene eletto al primo scrutinio qualora ottenga il 75% dei voti validamente espressi in assemblea; nel secondo scrutinio si scende invece a due terzi, mentre dal terzo scrutinio in avanti si passa a una maggioranza del 50%+1, altrimenti si va al ballottaggio.

Non sono state da meno le scelte tattiche e tecniche di Gattuso; l’espulsione di Bastoni,  ingiustificabile per un giocatore del suo livello; i gol mancati di Kean-Esposito-Dimarco; l’arbitro francese Turpin che ha condizionato la partita con il fallo di mano sul gol bosniaco e la non espulsione di Muharemovic, che appaiono errori inconcepibili; la Bosnia che ha dimostrato di essere più squadra mentre l’Italia è risultata poca cosa e avrebbe fatto figuracce con squadre più forti; un po’ di sfortuna, visto che bastava solo ‘tenere duro’ altri 10 minuti ed era fatta; una differenza a livello caratteriale fra i giocatori bosniaci e quelli italiani. Ma certo Gravina e ‘il sistema calcio’ scarsamente presenti a livello internazionale per colpa di personaggi poco capaci e l’assoluta assenza di iniziative, riforme e idee hanno penalizzato e affossato la Nazionale italiana e l’intero settore.

Per chiudere e dare qualche spunto di riflessione, sarebbe necessario affidarsi a manager e persone esperte e con profonda conoscenza dell’intero settore calcio. Riprendere, ad esempio, le 900 pagine del ‘piano Baggio’, che ho letto in tempi non sospetti e che rappresenta una prima ‘leva’ per smuovere le acque. Poi scegliere il nuovo commissario tecnico (ct) provando a trovare e cercare la migliore soluzione possibile e praticabile. Non da meno le riforme strutturali, con la revisione del numero di squadre nei vari campionati; trovare un accordo per ‘spingere’ le società ad investire una quota percentuale del proprio fatturato nei settori giovanili; favorire e supportare le società ad investire  in strutture ‘patrimoniali’ con l’appoggio dello Stato per risolvere una serie di problemi burocratici; puntare sulla meritocrazia, eliminando quote obbligatorie e premi in denaro rapportati al minutaggio dell’impiego dei giovani; pensare e ipotizzare un numero minimo di italiani in squadra e/o in ‘rosa’; creare dei centri tecnici federali per allineare e formare società, istruttori, allenatori e giocatori  e monitorare la crescita dei ragazzi stessi; remunerare nella giusta maniera istruttori e allenatori e chiedendo quindi ‘conto’ di risultati e crescita dei ragazzi e delle squadre, senza guardare con ansia e unico obiettivo ai risultati.

 

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