Un allenamento settimanale della fase offensiva

Un nostro assistito, Salvatore D’Ancora ha discusso la sua tesi di tecnica-tattica calcistica

con la FIGC Comitato Marche, relatore prof.Baldarelli

 

di  Salvatore D’ANCORA  –  29 giugno 2026

 

La mia frequentazione calcistica è alle battute finali e dopo le ultime esperienze sul rettangolo verde con la Civitanovese e prima con Marsala, Avezzano, Chieti, Puteolana, Casale, Bitonto, Savoia, Brindisi, Bisceglie, Cavese e Juve Stabia, dove ho terminato il settore giovanile dopo Catania, sto riflettendo e pensando al mio futuro calcistico. Da qui una serie di passaggi per poi eventualmente allenare.

Sono arrivato al corso ‘UEFA B / licenza D’, dove per completare la relazione finale si deve strutturare un documento in modo logico, partendo dalla tua filosofia di gioco fino ad arrivare all’analisi pratica di una seduta d’allenamento.

 

Il lavoro si articola solitamente in una serie di sezioni chiave:

  • filosofia di gioco e ruolo dell’allenatore; vanno definite la tua visione del calcio (es. gioco propositivo, transizioni rapide e altro) e il tuo approccio pedagogico, specialmente se ti rivolgi ai giovani
  • principi di tattica individuale e collettiva: spiegando come intendi sviluppare le abilità dei singoli in relazione ai compagni e al sistema di gioco che preferisci (es. 1-4-3-3 o 1-4-2-3-1)
  • analisi della seduta di allenamento: si sceglie un obiettivo specifico (es. costruzione dal basso, riconquista palla) e si descrive nel dettaglio una seduta tipo; includendo un riscaldamento tecnico-coordinativo, lo sviluppo di situazioni e giochi di posizione e una partita a tema o condizionata
  • infine la metodologia di lavoro: si descrive come si intende gestire il carico cognitivo dei calciatori e le tempistiche di lavoro sul campo.

 

Partendo da queste premesse e richieste della Federazione, insieme al professore Francesco Baldarelli, nella redazione della relazione finale l’idea è stata quella di procedere alla descrizione  di un allenamento nel mese di marzo, giornata di venerdì, in un’ipotetica squadra di serie D. Per me, che sono stato una mezzala di inserimento, che amava spingere e cercare la porta, ho scelto un sistema di gioco tipo 1-4-3-3, con la proposta di affrontare la domenica una squadra che si schiererà 1-4-2-3-1.

Le altre ipotesi sono state che la squadra avversaria non effettua un pressing alto e preferisce difendersi con un blocco basso cercando di ripartire velocemente. Punti deboli degli avversari: difensori centrali abbastanza lenti e poco abili tecnicamente, ai due esterni di centrocampo non piace molto fare la fase difensiva, aiutano poco i terzini e li lasciano spesso soli e senza raddoppio.

Obiettivi principali di questo allenamento in fase offensiva sono stati lo smarcamento dietro la linea dei centrocampisti avversari da parte di entrambi i nostri interni di centrocampo. Isolare gli esterni d’attacco per creare tanti duelli uno contro uno, contro i loro terzini. Creare superiorità numerica con delle sovrapposizioni interne o esterne da parte dei nostri terzini e delle nostre mezz’ali per sfruttare il ritardato o il mancato raddoppio avversario e la difficoltà dei centrali difensivi nel seguire gli inserimenti interni da lontano.

Invece gli obiettivi principali di questo allenamento in fase difensiva riguardavano il pressing alto una volta persa palla per riconquistare il possesso nel minor tempo possibile e in una zona favorevole del campo, così da poter riattaccare la squadra avversaria messa male in uscita e per non lasciare una giocata semplice per una transizione positiva alla squadra avversaria. Allenare

le marcature preventive rimanendo sempre almeno in 4 dietro (3+1 o 2+2) in base a come sono posizionati gli attaccanti avversari, accettando anche l’eventuale parità numerica e l’uomo contro uomo in fase difensiva.

 

Tante emozioni sono state le mie compagne di viaggio. Passare da quello che ho vissuto e sto, per fortuna, ancora vivendo da calciatore a un eventuale futuro da allenatore non è semplice. E’ un passaggio complesso. A questo proposito mi ha colpito la tesi di Vincenzo Italiano dal titolo ‘Passaggio calciatore-allenatore, cosa ricordare e cosa mettere nel cassetto’, relatore Renzo Ulivieri, attuale presidente dell’Associazione Italiana Allenatori di Calcio (AIAC). Nella premessa c’era scritto ‘… perché faccio l’allenatore? Molti tra i miei colleghi, me compreso, si sono almeno una volta posti questa domanda; cosa mi muove, mi spinge a proporre dei concetti in campo piuttosto che altri? Cosa mi ha influenzato e mi influenza tuttora? … Raccontare il mio percorso, le mie “tappe del viaggio” e quelle che sono state e che sono tuttora le mie esperienze, il mio vissuto in campo, passato ed attuale. Come è avvenuto in me il passaggio ‘naturale’ tra l’essere calciatore e diventare allenatore; le scelte fatte, il modo di vedere il gioco del calcio, come interpretarlo ed adattarlo ma, soprattutto, come vorrei provare ad allenarlo, attraverso i miei principi… Ho voluto proporre degli esempi pratici, delle esercitazioni, che chiudono il cerchio su quello che ho scritto poiché sono la messa in atto, l’espletamento di quello che mi piace definire come ‘il pensiero tattico’.

 

Da qui l’idea di chiedere ospitalità al blog dell’agenzia sportiva per sintetizzare la mia tesina e restituire qualcosa a chi mi ha seguito in questi anni; con un grazie particolare al responsabile dell’area scouting, Salvatore Buonomo, ex collega, poi amico fraterno e infine custode di tante confidenze e chiacchiere in tutti questi anni. Tesi e lavoro che è a disposizione di chi volesse leggerlo, contattando la segreteria dell’agenzia, anche per proporre modifiche, integrazioni e suggerimenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *