L’importanza della comunicazione nel settore giovanile
La personale esperienza pluriennale di un allenatore con U19& U17
Nel calcio giovanile, la trasmissione dei messaggi rappresenta un elemento sempre più determinante
di Valerio MANDELLI – 20 aprile 2025

Nel calcio giovanile, la comunicazione rappresenta un elemento sempre più determinante per la crescita dei ragazzi. Nella mia esperienza pluriennale con gruppi U19 e U17 di un giovane club di Serie D, ho compreso come il modo in cui un allenatore parla, ascolta e guida i propri giocatori incida profondamente sul loro sviluppo, spesso più della tattica o della tecnica.
Devo ammettere che non sempre sono riuscito ad usarla in modo corretto. Ci sono stati momenti in cui la mia impazienza o la mia frustrazione hanno preso il sopravvento e le mie parole sono state più dannose che utili.
Sicuramente però è sempre importante fermarsi e riflettere prima di reagire. Quando un ragazzo commette un errore, è fondamentale capire cosa sia successo e cercare di aiutarlo a imparare dall’errore. Questo approccio migliora notevolmente la comunicazione e crea un ambiente di lavoro positivo.
La comunicazione è infatti un processo continuo. In campo, innanzitutto, credo l’allenatore debba saper guidare attraverso le parole. Ogni allenamento, ogni momento, è una piccola sfida comunicativa. Ricordo un episodio di un pomeriggio di ottobre di qualche anno fa in cui stavo spiegando un esercizio di possesso palla e alcuni ragazzi apparivano molto confusi. Mi sono fermato, ho abbassato il tono della voce e ho ripreso i concetti chiave modificando il linguaggio e utilizzando esempi pratici e situazioni di gioco reali ed in pochi istanti tutto è apparso più chiaro.
Nel gruppo, saper ascoltare e creare fiducia è fondamentale. Una squadra U19 e U17 è un sistema complesso, fatto di personalità, ambizioni e livelli di maturità diversi. Dopo una partita può accadere che dei ragazzi siano visibilmente abbattuti per un errore che porta magari a subire un gol o per il risultato stesso della gara. Invece di rimproverarli, nonostante la delusione, capire come si sentano e cosa pensino aiuta molto. Questi dialoghi hanno sempre un effetto immediato: in tempi brevissimi tutti iniziano a condividere le proprie esperienze e la frustrazione si trasforma in motivazione.
La comunicazione in campo migliora il gioco: non esiste tattica efficace se i ragazzi non parlano tra loro. Durante una partita particolarmente complicata e difficile, spesso ho notato che i giocatori che comunicano riescono a compattarsi più rapidamente, anticipano le azioni degli avversari e limitano molto gli errori. Spesso mi ritrovo a urlare dalla panchina: “Voce! Parlate! Fatevi sentire!”. Quei pochi secondi di comunicazione fanno la differenza tra un pressing efficace e un contropiede subìto, tra una disorganizzazione e una riaggressione immediata.
La comunicazione, però, non si esaurisce sul campo o nello spogliatoio. Società e genitori rappresentano un sistema che deve essere allineato. Ho compreso quanto sia importante che la società trasmetta valori chiari e obiettivi realistici e che i genitori siano coinvolti nel modo corretto, senza creare pressioni inutili. In un incontro con alcuni genitori, spiegando il percorso di crescita dei ragazzi, ho visto cambiare il loro atteggiamento: la partecipazione si è trasformata in supporto concreto, con meno tensioni e maggiore serenità per i giovani atleti.
È opportuno e doveroso dedicare la dovuta attenzione anche alla comunicazione non verbale. Spesso pensiamo infatti alla comunicazione solo come a un insieme di parole ma, soprattutto nel calcio giovanile, la comunicazione non verbale spesso incide molto più di quella verbale.
Durante gli anni, mi sono reso conto che Il linguaggio del corpo guida anche forse più delle parole. La postura di un allenatore trasmette messaggi importanti e forti; un atteggiamento fisico caotico comunica tensione mentre un allenatore presente e coinvolto comunica sicurezza esattamente come uno sguardo rassicurante dopo un errore.
Questi segnali arrivano inconsciamente ai ragazzi e spesso mi sono reso conto che leggono il mio volto prima ancora di ascoltare la mia voce; entrando in campo, prima ancora che io parli, osservano e capiscono se c’è tensione, serenità, nervosismo o fiducia e adattano conseguentemente il loro atteggiamento al mio. Un’espressione positiva nei momenti difficili è un’ancora emotiva di salvezza per loro.
In molte situazioni anche il silenzio è un valido strumento di comunicazione, può sostituire un rimprovero ed essere un incoraggiamento a riflettere, un modo per lasciare spazio ai ragazzi di ragionare liberamente e senza paura di giudizio.
Con il tempo ho imparato che non intervenire subito dopo un errore in alcuni casi permette ai ragazzi di sviluppare molta più autoconsapevolezza.
Sicuramente la coerenza tra parole e gesti costruisce fiducia, dire “state tranquilli” con una postura rigida e un volto teso, trasmette un messaggio contrario. Quando dunque parole e corpo sono allineati, la squadra percepisce autenticità e si fida di più.
Credo che la comunicazione rappresenti dunque un vero vantaggio formativo. Ogni parola, ogni confronto, ogni gesto, ogni sguardo, ogni incoraggiamento contribuisce a formare uomini prima ancora che calciatori. Ho visto ragazzi trasformarsi davanti ai miei occhi: il talento può accendere una carriera, ma è la comunicazione a sostenerla, rafforzarla e farla crescere nel tempo.


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